Quando parliamo di Mindfulness ci riferiamo ad una modalità di incontro della nostra esperienza – l’ascolto di noi e del mondo esterno – secondo un modo indicato: “Mindfulness – dice Jon Kabat-Zinn nel suo ultimo libro tradotto in italiano* – è consapevolezza, che si coltiva esercitando l’attenzione in una modalità intensa e peculiare,ossia con intenzione, nel momento presente, e senza attitudine giudicante. È una tra le molte forme di meditazione, considerate come l’insieme delle vie attraverso cui ci dedichiamo per:

  • disciplinare sistematicamente la nostra attenzione e la nostra energia;
  • influenzare, e se possibile trasformare, la qualità della nostra esperienza;
  • allo scopo di realizzare interamente la sfera della nostra umanità;
  • allo scopo di realizzare interamente la sfera delle nostre relazioni con gli altri e con il mondo.

Fondamentalmente considero la Mindfulness come una storia d’amore con la vita, la realtà e l’immaginazione, con la bellezza del tuo proprio essere, con il tuo cuore, il tuo corpo e la tua mente, e con il mondo.

E se questo appare un obbiettivo ambizioso, ebbene lo è…

 

Si tratta di un cambiamento evidentissimo fin dalle prime settimane di pratica di meditazione: qualcosa di sottile, di delicato ma che porta con sé un’enorme trasformazione interna passo dopo passo.

E che porta il sentirsi bene.

Un gioco di parole: ascoltarsi con attenzione ci fa sentire bene.

Si tratta di ascoltare quello ci passa (nella mente, nel corpo) coltivando delle attitudini fondamentali, che ci indicano il metodo utile nella nostra ricerca: coltivare la pazienza e l’attenzione, imparando a non giudicare, a non esercitare censure riguardo a quello che incontriamo nel percorso di ascolto, imparando anche a non forzare per ottenere risultati, sviluppando la capacità di accettare,di lasciar andare, coltivare la mente del principiante (ovvero rimanere totalmente disponibili ad imparare dall’esperienza in ogni momento, considerando la novità di “quel” momento e considerando “quel” momento interessante perché – è vero – lo stiamo incontrando per la prima volta e non lo incontreremo mai più!)

In poche parole abbiamo accennato agli obbiettivi ed al metodo.

Sui risultati sembra di entrare in un paradosso: fare qualcosa che ci insegna a non guardare ai risultati….per ottenere risultati!

Noi non meditiamo per rilassarci, o per avere l’ispirazione su qualcosa che ci turba, o per sentirci bene in quel momento: può anche darsi che qualcosa del genere accada, ma un rilassamento, una seduta di coaching possono essere la risposta più adatta della Mindfulness a quelle esigenze immediate… aspettarsi un risultato immediato dalla Mindfulness non è l’atteggiamento opportuno, consigliabile. Non è occhieggiando al risultato futuro che otteniamo la consapevolezza e la centratura nel momento presente.

Lo scopo principale della meditazione (senza dubbio della meditazione di Mindfulness) è quello di accogliere il momento presente, di stare in presenza mentale, in piena consapevolezza di fronte al momento presente, quel momento che sta passando proprio ora, che non è passato e non è ancora futuro.

Proprio questa attitudine nei confronti della meditazione ci porta a dei risultati che ognuno di noi può apprezzare a livello personale, ma che è anche oggettivamente riscontrabile.

Infatti da qualche anno i neuroscienziati si stanno appassionando proprio a questo argomento: “come funziona la Mindfulness (o la meditazione in genere) e quali effetti fisici rilevabili ad una indagine obbiettiva ha sul nostro fisico e sul nostro cervello?”

La Mindfulness fa star bene, ad un livello empirico lo vediamo e lo sentiamo su di noi; ma è lecito chiederci: quali risultati porta a casa chi medita? A chi consigliarla, con quali obiettivi mirati?

Cercherò con il tempo di proporre in questo sito le ricerche più interessanti, e le più nuove, insieme ad altri spunti di riflessione e di conoscenza riguardanti l’argomento.

 

Note:*Jon Kabat-Zinn: Mindfulness per principianti; 2014,Mimesis, Frontiere della Psiche